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Il viaggio della memoria: da Philadelphia a Salerno per lo zio caduto in guerra Attualità Provincia Provincia e Regione zonarcs 

Il viaggio della memoria: da Philadelphia a Salerno per lo zio caduto in guerra



C’è chi oggi sbarca a Salerno da una nave da crociera per
ammirare le bellezze paesaggistiche, e chi, dall’altra parte
dell’oceano, affronta lo stesso viaggio per una ragione completamente
diversa: calpestare la terra in cui, 83 anni fa, è morto un giovane
aviatore.
È la storia di Cheri Stewart, cittadina americana che ha raggiunto le
alture salernitane per ritrovare il punto esatto in cui, il 19 agosto
1943, precipitò il bombardiere B-17 sul quale volava suo zio Charles M.
Stewart, un aviatore statunitense di appena vent’anni. Un pellegrinaggio
della memoria nato per esaudire l’ultimo desiderio del fratello di
Cheri, scomparso di recente; se infatti il padre della donna aveva
scelto la via del silenzio per l’incapacità di elaborare il trauma, suo
fratello aveva al contrario custodito gelosamente lettere, fotografie e
documenti, continuando a raccontare la storia di quel ragazzo rimasto
per sempre ventenne. Alla morte del fratello, Cheri ha deciso di
raccogliere quel testimone e mettersi in viaggio, non per turismo, ma
per dare un luogo fisico a quel dolore tramandato per generazioni.
Ad accompagnare la donna sul perimetro dello schianto sono stati i
volontari dell’Associazione Salerno 1943, da anni impegnati nel
ricostruire le storie dell’Operazione Avalanche attraverso documenti
militari, testimonianze e ricerche storiche. Proprio durante il
sopralluogo, la storia ha regalato un momento di profonda commozione:
camminando tra la vegetazione, il terreno ha restituito casualmente un
frammento metallico del B-17. Per i ricercatori rappresenta uno dei
tanti segni della guerra ancora presenti sulle montagne; per Cheri è
diventato una traccia tangibile e immediata del passaggio di suo zio,
riemersa proprio nel giorno in cui lei, arrivata da lontano, si trovava
sul luogo dello schianto. La donna si è commossa profondamente davanti a
quel piccolo frammento di metallo, in una coincidenza che ha reso ancora
più intenso il significato del suo viaggio.
La vicenda risale alle settimane precedenti l’Operazione Avalanche,
quando il B-17F, matricola 42-5837, di ritorno da una missione di
bombardamento sugli aeroporti di Foggia, venne intercettato e
pesantemente colpito dalla contraerea e dai caccia dell’Asse. Con due
motori fuori uso, il comandante Bernard B. Pasero ordinò l’evacuazione e
i dieci membri dell’equipaggio si lanciarono in momenti diversi. Charles
M. Stewart, mitragliere laterale, toccò terra gravemente ferito alle
gambe e morì il giorno successivo. Fu inizialmente sepolto in Italia,
nel cimitero di Sant’Angelo dei Lombardi, e nel 1952 la sua salma venne
restituita alla famiglia negli Stati Uniti.
La ricostruzione dello schianto è stata possibile grazie al lavoro
storiografico di Matteo Pierro, referente storico dell’associazione e
autore del volume “Salerno 1943. Gli aviatori, le storie ed i
ritrovamenti dell’Operazione Avalanche”, nel quale la vicenda del B-17 è
stata approfondita insieme a Luigi Fortunato e Gigino Vitolo, residente
nella frazione ai piedi della collina.
Il rapporto con la famiglia Stewart è iniziato anni or sono, attraverso
lo scambio di fotografie, documenti e lettere legate alla storia
dell’aviatore americano.
«Ci sono persone che arrivano in crociera, guardano il mare, visitano le
Costiere e poi ripartono. Cheri ha attraversato l’oceano per una ragione
completamente diversa: ricordare un familiare morto durante la guerra»,
spiega Vincenzo Pellegrino, presidente dell’Associazione Salerno 1943.
«È un altro modo di arrivare a Salerno, più silenzioso e più doloroso,
che ci ricorda quanto sia ancora viva la memoria di quegli anni.
L’Operazione Avalanche non è soltanto una pagina nei libri di storia. È
ancora dentro le famiglie, anche a migliaia di chilometri di distanza.
Se dopo oltre ottant’anni una donna attraversa un oceano per raggiungere
il luogo dove è morto suo zio significa che le conseguenze di un
conflitto non finiscono quando tacciono le armi. Ci sono famiglie che
continuano a convivere con quelle perdite e persone che sentono ancora
il bisogno di tornare nei luoghi in cui tutto è accaduto. Conservare
queste storie significa ricordare il valore della pace».
Così, mentre i flussi turistici internazionali continuano a premiare il
mare e la città, tra le montagne salernitane resiste una storia
parallela fatta di nomi, memoria e rottami di guerra. Una memoria che
attraversa gli oceani e le generazioni e che, ancora oggi, spinge
qualcuno a viaggiare non per vedere un luogo, ma per non dimenticare una
persona.

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